Valerij Panjushkin - L‘Olimpo di Putin (2014)
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Valerij Panjushkin - L‘Olimpo di Putin (2014)
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Ogni megalopoli del pianeta ha il suo sobborgo esclusivo. Los Angeles ha Beverly Hills, Londra Ascott, Parigi Neuilly-sur-Seine, Berlino Grunewald. Ville enormi e bellissime, parchi ben curati, automobili costose, immigrati non pervenuti, residenti selezionati. E su come avvenga la selezione dei residenti, l’immancabile guida ha pronto un arsenale di leggende da proporre agli scolaretti in gita con il naso schiacciato contro il vetro del pullman e gli occhi sgranati sulle case di plutocrati e VIP. L’abisso economico fra gitanti e indigeni è, ovunque, immenso.
A Mosca lo zoo dei milionari si chiama superstrada Rublëvo-Uspenskoe. Rublëvka.
Niente gite, però, da queste parti. Tanto le ville non si vedono comunque, oltre gli altissimi muri di recinzione.
Per di più, l’abisso fra gli indigeni e la gente comune in questi paraggi non è solo economico, ma anche culturale. Certo, all’epoca in cui a cacciare qua intorno era Ivan il Terribile, quando erano gli zar Michail e Aleksej a transitarci a piedi, diretti in pellegrinaggio al monastero di san Savva di Storoža, la distinzione fra ricchi e poveri era prettamente economica, di ceto. Da Pietro I in avanti l’abisso si è andato scavando ulteriormente: in questi luoghi si viveva diversamente, si mangiava e si beveva in modo diverso, diversi erano gli svaghi e diversa era persino la lingua. Quando poi, dopo Pietro il Grande, lungo questa stessa strada presero dimora sedici famiglie di principi – Jusupov, Šuvalov e Golicyn compresi – in Russia la differenza fra ricchezza e povertà non era più una questione di numeri. Di quantità di denaro o di servi censiti.
A Mosca lo zoo dei milionari si chiama superstrada Rublëvo-Uspenskoe. Rublëvka.
Niente gite, però, da queste parti. Tanto le ville non si vedono comunque, oltre gli altissimi muri di recinzione.
Per di più, l’abisso fra gli indigeni e la gente comune in questi paraggi non è solo economico, ma anche culturale. Certo, all’epoca in cui a cacciare qua intorno era Ivan il Terribile, quando erano gli zar Michail e Aleksej a transitarci a piedi, diretti in pellegrinaggio al monastero di san Savva di Storoža, la distinzione fra ricchi e poveri era prettamente economica, di ceto. Da Pietro I in avanti l’abisso si è andato scavando ulteriormente: in questi luoghi si viveva diversamente, si mangiava e si beveva in modo diverso, diversi erano gli svaghi e diversa era persino la lingua. Quando poi, dopo Pietro il Grande, lungo questa stessa strada presero dimora sedici famiglie di principi – Jusupov, Šuvalov e Golicyn compresi – in Russia la differenza fra ricchezza e povertà non era più una questione di numeri. Di quantità di denaro o di servi censiti.
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Questo contenuto appartiene alla categori Saggistica e Manuali ed è stato aggiunto il 4-03-2022, 19:14. Oltre il Paradiso.
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