Sergio Luzzatto - Giú in mezzo agli uomini (2021)
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Troppo spesso, nel discorso pubblico, le “vittime del terrorismo” sono poco piú che figure retoriche. Sopravvivono nella memoria degli italiani come immaginette, santini laici, piuttosto che come persone in carne e ossa. E cosí era stato, finora, anche per Guido Rossa. Comprensibilmente, tanta è la forza simbolica del suo martirio: un operaio metalmeccanico, un sindacalista, un comunista, ucciso dai brigatisti rossi perché baluardo democratico in fabbrica, oppositore strenuo di una propaganda marxista- leninista da lui denunciata quale travisamento degli interessi piú autentici della classe operaia. Senza voler nulla togliere al merito politico e civile del sacrificio di Rossa, Sergio Luzzatto si è accostato alla sua figura con altre intenzioni. Oltre l’immaginetta, ha voluto scoprire l’uomo. Autorizzato ad accedere (il primo a poterlo fare) all’archivio di famiglia, ha voluto guardare alla vita di Rossa, almeno altrettanto che alla sua morte. Si è trovato cosí a fare i conti con una personalità originale, irrequieta, scomoda: quanto di piú lontano, sia in fabbrica sia fuori, dall’icona dell’operaio comunista come militante disciplinato. D’altra parte, lo storico ha ritrovato nella varietà stessa del percorso esistenziale di Rossa, il bellunese “razza Piave” cresciuto a Torino da figlio di immigrati e trapiantato nella Genova del “miracolo economico”, un itinerario tipico della modernizzazione italiana...
