AA.VV. - Diari antartici (2021)
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Una grande storia di mare rimasta praticamente ignota fino a oggi. Pochi lo sanno infatti, ma fra i pionieri dell’epoca eroica della vela si può iscrivere, a tutto diritto, anche Francesco Aurelio Geraci, il primo italiano a compiere un giro del mondo. Parte il 18 agosto del 1932, vale a dire trentasette anni dopo Joshua Slocum e trentasei anni prima di Bernard Moitessier, in piena epoca fascista, con una piccola barca in legno di dieci metri, senza motore e senza radio, con la sola compagnia di un giovane assistente. Lorenzo Bono ricostruisce quel viaggio epico basandosi su diari di bordo, foto, carte nautiche e corrispondenze originali, ritrovati negli archivi della famiglia. Geraci è un ufficiale di marina, ha risorse finanziarie limitate e deve giocoforza cercare il sostegno delle gerarchie che a lungo, ottusamente, gli faranno mancare l’appoggio richiesto. La traversata inizia dal porto di Napoli....Dopo aver letto i diari d’esplorazione di questo libro forse il lettore avrà più chiaro l’obiettivo di quell’andare apparentemente senza senso che conduce al punto estremo focalizzato al centro del continente antartico e che al contrario di ogni altra esplorazione non è rivolto a un luogo geografico significativo (una vetta una foce una sorgente un’isola). Non è neppure una città fantasma una mitica Eldorado un continente sommerso. Il punto inseguito dagli esploratori antartici è semplicemente un luogo geometrico un punto originato dalla forma sferica della Terra e dalla cartografia che ha cercato di misurare il pianeta: il punto d’incontro tra la natura e la scienza geografica. Ma è anche uno dei dati di un problema di fisica. L’altro dato necessario per risolvere il problema è stabilito dalla resistenza degli uomini che cercano di raggiungere quel punto. Ovvero dato un punto geografico come si può raggiungerlo conoscendo attrito e forza motrice del punto mobile. Il primo viaggio di Scott è aleatorio sembra più il lancio di un sasso verso il cielo in quella direzione indeterminata che è soltanto lontananza dal punto di partenza e che termina la sua corsa troppo lontano dal bersaglio per fornire dati significativi. La spedizione di Shackleton ha spostato in avanti la tensione di quell’elastico e s’è fermata a 97 miglia dall’obiettivo....
