Enrico Vaime – Cin Cin (2016)
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Enrico Vaime – Cin Cin (2016)
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Queste poche pagine monotematiche sono dedicate, senza alcuna polemica, agli astemi, umani verso i quali i bevitori – anche meno controllati – non nutrono se non un sincero moto di a volte malintesa solidarietà che alcuni giudicano mistificatoria.
Chiunque di noi beventi globali ha (o ha avuto) qualche amico diciamo analcolico. E nessuno, sono certo, ha operato nei confronti di questi beventi diversi (da noi) una qualche discriminazione preconcetta.
La frase più praticata nei discorsi sugli astemi ha una sua gentilezza, un garbo. Recita, con tono di composto rammarico, più o meno così: “Che si sono persi!”
Esiste, in letteratura, un repertorio che potremmo definire bacchico, di grande vastità e rilevanza culturale. Ostentarlo in questa sede è troppo facile e significherebbe voler stravincere su un argomento già così ben difeso.
Né vogliamo convincere nessuno della volontà di scelte personali. Né ci lasceremo andare a esporre certe nostre idee che potrebbero non venir condivise.
Parliamo di preferenze senza la protervia di chi pensa di essere nel giusto e pretende di imporre le proprie scelte.
Seduti a un tavolo come si usa tra amici, davanti a bicchieri di contenuti diversi. Il massimo della cortesia formale lo si può raggiungere condividendo la bevanda dell’astemio.
Si può fare addirittura un brindisi, evitando le formule più diffuse ed esplicite.
Niente “prosit”, “à la santè”, frasi troppo legate al consumo degli alcolici. Sobrietà e distacco.
Eventuale carineria di alcolista, il commento generoso: “Sa che c’è di buono nella Coca-Cola? Che non sa di tappo”.
Fenomenologia del bevitore, si potrebbe definire questo libro di Enrico Vaime. Ricordi, episodi, riflessioni all’insegna del vino.
Nel repertorio del grande autore c’è tutto.
Sketch comici di purezza assoluta: “Apertura della bottiglia resa spettacolare da gesti più da ginecologo che da oste. Prova dell’odorato. (…)
Fui colto da una curiosità per me nuova: me ne uscii con un confidenziale “Beh?” che sciolse per quel giudice scrupoloso, ogni riserva. L’eroico sommelier emise il suo stupefacente giudizio, sebbene a mezza voce “È una merda”, disse”.
Momenti lirici: “Forse andrebbe smentita da tecnici ed esperti, la diceria che vuole che esistano persone che bevono per dimenticare . Io penso che al contrario si beva soprattutto per ricordare”.
