Sarah Ghazi - Lettera al mio bambino rapito (2011)
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“Nasser, quando arrivi con il bambino?” “Ascolta, il bambino rimarrà qui a Beirut. Ho deciso che lo cresceranno i miei genitori, dimenticalo. E dimentica anche me, perché mi trasferisco e cambio numero di telefono.” Clic. Questa è una storia vera, drammaticamente vera. La storia di una donna tradita, umiliata e privata di un diritto inalienabile: essere madre di suo figlio.
Sarah Ghazi non avrebbe mai potuto immaginare che Nasser, l’amore della sua vita, quel ragazzo libanese dai modi garbati e dagli occhi profondi, potesse trasformarsi da compagno a carnefice nel giro di pochissimi anni. Tutto comincia in un’università italiana, dove Sarah arriva direttamente dal liceo di Beirut, sua città natale. Fra gli studenti libanesi che frequenta per ambientarsi c’è Nasser. È un ragazzo dell’ultimo anno di Ingegneria, musulmano, bello, gentile. E dopo qualche mese anche innamorato di lei. Agli occhi sognanti di una qualsiasi ragazza di vent’anni è il classico principe azzurro con cui vivere la favola dell’amore. Nel volgere di poco tempo, però, la favola si trasforma in tragedia.
Quando Nasser e Sarah si trasferiscono nel Norditalia, lui entra in contatto con alcuni “fratelli” che lo plagiano e lo cambiano radicalmente. Da musulmano laico si trasforma in un fondamentalista islamico. Si fa crescere la barba, abbandona il lavoro e la famiglia per andare a fare proselitismo e obbliga Sarah a vivere come una reclusa: è vietato uscire di casa e avere rapporti di qualsiasi tipo con gli occidentali, medici compresi; è obbligatorio mettere il burqa in presenza dei “fratelli” e vivere secondo la legge divina. Una gravidanza inaspettata apre una nuova speranza nel cuore di Sarah. A questo punto, la donna immagina di ritrovare anche la vita piena d’amore che ha sognato con Nasser. Ma perfino quest’ultima illusione si infrange contro uno stratagemma che l’uomo si inventa...
