Edmondo Berselli - Cabaret Italia (2020)
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“Il giornalismo non è affatto un mestiere nobile. È azzardo, intelligenza, cinismo, amore per i particolari, spregiudicatezza Il giornalismo è un lavoro, è assiduità. Si migliora scrivendo, non distillando rari concetti dall’empireo di un lessico illuminato dalla divina ragione No, non credo che si possa smettere di essere giornalisti. Si è giornalisti perché si è curiosi. E la curiosità non finisce mai, credo.” È questo che pensava Berselli della sua professione. Lui che a un certo punto della vita ha deciso che avrebbe “lavorato con la carta stampata, non importa che si trattasse di giornali o di libri”.
In occasione del decennale della sua scomparsa, avvenuta l’11 aprile 2010, Cabaret Italia raccoglie il meglio della produzione di uno tra i più eclettici e vivaci intellettuali degli ultimi quarant’anni, tra articoli per giornali e riviste – “la Repubblica” e “L’Espresso” in particolare -, estratti da libri e alcuni inediti. Con uno stile allegro, ironico e lucidissimo, inconfondibile e inimitabile, sempre diretto e mai imparziale, ma privo di moralismi, quello che ci lascia in eredità è uno straordinario ritratto degli italiani, in bilico tra una psicologia arcaica e comportamenti post-moderni.
Edmondo Berselli descrive un’Italia deideologizzata, demoralizzata, un Paese da talk show confusionario, in cui sentimentalismo e ferocia, le caratteristiche di sempre, vengono proiettate in una dimensione che non è vera né falsa, è iper-reale. Dentro c’è tutto: la politica, lo sport, il costume. Passando, senza ombra di snobismo, dalla cultura “alta” a quella “popolare”, dai temi “spinosi” di tasse, tartassati ed evasori, da Prodi, Berlusconi e Grillo, dalla Fallaci e Pasolini, da Moggi e Calciopoli, giù giù fino al Festival di Sanremo e al “Grande Fratello”. E sempre senza sconti per nessuno. Severo con gli altri, come sapeva essere con se stesso.
