Agosto 1791. Una scintilla accende la rivoluzione degli haitiani contro l'oppressione dei coloni francesi. I primi a sollevarsi sono gli schiavi neri, capitanati da un personaggio oggi leggendario: Toussaint Louverture, ex schiavo liberato, capopolo, guerriero e ribelle. È proprio lui a guidare il processo che, nel corso di dodici anni, porta alla proclamazione del primo Stato nero indipendente: diventa governatore, promulga la Costituzione, dialoga con scaltrezza con i colonizzatori europei. Fino alla tragica morte, da prigioniero, in una fortezza francese.
Eppure, quella di Toussaint Louverture resta forse la più enigmatica tra le figure che contribuirono a delineare l'Età delle rivoluzioni. È tutt'oggi raffigurato su monete, banconote e magliette diffuse in tutto il mondo, ma l'unico ritratto che gli fu fatto in vita è andato irrimediabilmente perduto. Esperto conoscitore di autori quali Machiavelli e Rousseau, fu comunque liquidato da Thomas Jefferson come «un cannibale». Sebbene sostenesse di mirare a «dire poco ma fare il più possibile», la sua intensa corrispondenza riuscì a sfinire i cinque segretari che aveva all'apice del potere. E, nonostante avesse tentato di soppiantare la religione locale, alla sua scomparsa fu comunque venerato tra i loa, gli spiriti della cultura vudù.
Grazie a uno straordinario acume interpretativo e a ricerche approfondite condotte su archivi inediti, Sudhir Hazareesingh ci presenta la biografia definitiva - avvincente e ricchissima - dell'eroe haitiano, delineandone la parabola umana e politica senza nasconderne le ombre (l'autoritarismo, il fatto che avesse avuto degli schiavi...).