Giulia Barucco - Mai dimenticarsi del cugino (2026)

Margot Peregrine Bertie cerca il marito peggiore d’Inghilterra; il duca libertino Moses Gordon-Lennox, una moglie di cui sbarazzarsi.
Le Signorie Vostre sono invitate al matrimonio del secolo, dove il lancio di insulti sostituisce il lancio del riso e i colpi di scena verrebbero dati volentieri con un bastone.
Nell’anno domini 1895, Margot Peregrine Bertie, una nobile nubile obnubilata dalle commedie di Oscar Wilde, decide di sfidare le sacre leggi dell’etichetta e ribellarsi alle convenzioni nel modo più elegante possibile: seguendole alla lettera.
Trovando quindi un marito molto nobile, molto potente e molto, molto libertino. Uno che si dimentichi di avere una moglie per sollazzarsi con le sue svariate amanti, mentre lei vive la sua storia d’amore con il figlio dello stalliere.
Caso vuole che l’estremamente libertino Moses Gordon-Lennox, sesto duca di Richmond, debba trovare una moglie a seguito di un ordine impartito della regina, e abbia la fortuna di essere scelto dalla suddetta nobile, per recitare il ruolo del tipico marito da etichetta, disinteressato, assente, privo da qualsivoglia obbligo coniugale.
Del resto, esiste un avveduto cugino pronto a ereditare il ducato, il che significa, nell’ordine, nessun bisogno di produrre eredi, nessunissimo motivo per condividere il letto, nessunissimissimo rischio di complicazioni.
Il loro matrimonio di facciata potrebbe vincere il premio per il miglior matrimonio di facciata del secolo, se qualcuno si prendesse la briga di istituire tale onorificenza.
Ma… ma. Il cugino. Avveduto ma estremamente maleducato, con la deplorevole abitudine di morire e obbligare i duchi di Richmond in carica a risolvere lo spinoso problema della successione. Che seccatura.