Jean Rhys – Buongiorno, mezzanotte (1976)
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Jean Rhys – Buongiorno, mezzanotte (1976)
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«Tristesse, che parola graziosa…».
Nella Parigi degli anni Trenta, dove ogni alberghetto è uguale all’altro e ogni café può celare un nuovo, tormentoso incontro, una donna che scopre di non essere più giovane insegna a sé stessa l’arte del distacco. E Londra, dove presto dovrà tornare, non le riserva niente di meglio: «Perché non ti sei annegata nella Senna? » le domanda l’ultimo parente che sembrava disposto a occuparsi di lei. Per Sasha, ormai, si tratta solo di dimenticarsi «dei vicoli bui, dei lumi bui, del dolore, della lotta», delle «voci che loro usano come pugnali». E quando i giorni e le notti si fanno ancora più solitari e desolati, c’è un unico modo per sopravvivere alla sua caparbia, febbrile perdizione: «Soprattutto non piangere in pubblico, e se possibile nemmeno in privato». Meglio tingersi subito i capelli di biondo cenere e correre all’appuntamento con quello strano gigolo dalla nazionalità indecifrabile e la lunga cicatrice che gli attraversa la gola.
Questo è il romanzo meno fortunato ma più intenso di Jean Rhys, britannica di origini caraibiche che visse negli anni Venti a Parigi praticamente senza soldi e acquistando quella dipendenza dall’alcol che l’avrebbe segnato tutta la vita. In questo Sasha racconta molto di lei, di giornate portate avanti senza pensare al futuro, ma solo facendo una cosa dopo l’altra, in un lento processo di autodistruzione.
