Monique Wittig - Virgilio, no (2026)

Monique Wittig - Virgilio, no (2026)
Come in un film di Jean Cocteau, due figure dalle sembianze umane si muovono al rallentatore, frenate da un ostacolo invisibile. A fatica, una dietro l’altra, avanzano su una superficie desertica spazzata da un vento che toglie il respiro e impedisce loro di rivolgersi la parola. Cominciano così, con una scena muta, le peripezie di Wittig (alter ego dell’autrice di Virgilio, no) e della sua guida Manastabal, protagoniste di un viaggio «classico e profano» che le condurrà in una San Francisco a un tempo reale e onirica, allucinata e dolente, capitale delle controculture omosessuali e insieme versione miniaturizzata di un regime patriarcale che sembra uscito indenne dalle contestazioni degli anni Sessanta e Settanta. Moderna, del resto, non è solo l’ambientazione del rocambolesco pellegrinaggio intrapreso dalle due fuggitive in questa riscrittura della Commedia dantesca. Moderna, in senso proprio, è la sua inserzione all’interno di una topografia interamente secolarizzata, volta a straniare la percezione del reale da un punto di vista lesbico e femminista...