Roberta Ciuffi - La favola di Bella (2023)
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Roberta Ciuffi - La favola di Bella (2023)
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Di cosa è composta una favola? Una bella principessa, un valoroso principe azzurro, forse una fata madrina e di sicuro una strega cattiva... Bella non è certo una principessa, a meno che la donna ubriaca che un giorno di marzo la lanciò, neonata, contro una carrozza di passaggio non fosse di sangue reale... ma la cosa è dubbia. Però è bella come dice il suo nome, questo sì. Forse un po' sventata, un po' insolente e irrispettosa, molto sicura delle proprie attrattive e molto meno delle proprie capacità. Tutte cose non esattamente da principessa. E il principe valoroso? Diego Marverno è solo un barone e di azzurro non ha proprio niente. Anzi, chi lo conosce lo definisce rigoroso, severo, quasi arcigno e molto portato a giudicare. Il Grifo, lo chiamano gli abitanti del paese e i suoi dipendenti. Una madre fatua ed egoista l’ha portato a diffidare delle donne belle, trappole per gli uomini sciocchi che cadono sotto le loro grinfie. Lui non si abbandonerà mai al dominio di una donna simile. Su questo il suo giudizio è inesorabile e inesorabilmente cala su Bella Guarnieri come una condanna. Di fate madrine ce ne sono addirittura due, l’assennata e lucida zia Camilla e la fragile e sentimentale zia Lavinia: le signorine Guarnieri che quel giorno di marzo raccolsero il fagottello che una donna pazza aveva gettato contro la loro carrozza e se lo portarono a casa. E la strega cattiva? Quella ci sarebbe, visto che la svolta nella vita di Bella ebbe inizio quando la contessa Edvige, gelosa di lei, organizzò ai suoi danni una trappola che la fece spedire al castello Marverno in disgrazia, decaduta dal rango di principessa a quello di domestica. Ma i castelli, si sa, sono posti magici, dove non è raro incontrare folletti, coraggiosi paladini, orchi, draghi, altre streghe, principi... E forse, alla fine, l’amore.
“L’amava al punto che avrebbe voluto proteggerla da se stesso, ma non poteva, perché la desiderava e voleva che fosse sua per sempre. Per il fugace sempre che è concesso all’amore umano di esistere, non poteva rischiare di perderlo.”